illustrazione decorativa per presentare la guida come scrivere una storia.

Guida: come scrivere una storia.

Tutorial passo passo per ideare, progettare e raccontare la tua storia.

Se stai leggendo questo articolo significa che hai un’idea.  Una di quelle idee che ti rosicchiano il cervello giorno e notte, che ti danno quell’aria assente mentre qualcuno ti sta parlando, che ti fanno bruciare le padelle perché stavi pensando ad altro. Insomma, hai una bella storia e non vedi l’ora di raccontarla a qualcuno. Arrivi a un punto che non ci stai più nella pelle e decidi di rivelare la tua idea geniale a qualche amico, al partner, o a tua madre. E mentre sei lì gesticolando nervosamente cercando di trasmettere quei mondi meravigliosi, quel personaggio fichissimo che scaglia fulmini dalle mani o il giallo perfetto che nemmeno Sherlock Holmes, ti accorgi che non sta funzionando nulla. Che il mondo che hai creato è troppo simile a quel videogioco fantasy, che il tizio che scaglia fulmini c’è in ogni film di supereroi, o che non ci vuole un genio a capire che l’assassino è la moglie del maggiordomo.

Insomma, un disastro.

Niente paura, ti capisco benissimo. E ti dirò un’altra cosa: sei esattamente nel posto giusto!  Se vuoi scrivere un libro, o hai un’idea per un fumetto, oppure sviluppi videogiochi e ti manca una trama, o vuoi creare una nuova campagna D&D col tuo gruppo e non sai dove cominciare, sei un aspirante regista e ti serve un tutorial per realizzare la trama del tuo corto, questa guida ti darà esattamente tutti gli strumenti di cui hai bisogno.

Quindi rilassati, prenditi una camomilla e fai un bel respiro: stai per catapultarti nel difficilissimo compito di creare una storia!

Una doverosa premessa.

Chiariamo subito una cosa: raccontare una storia non è una cosa facile. C’è gente che ne studia l’arte fin da quando ha imparato a leggere (come il sottoscritto), e altri che scrivono storie dall’alba dei tempi e che puntualmente rifilano ai poveri lettori robaccia della peggior specie. Un appassionato o un semplice curioso bramoso di imparare si ritrova un sacco di manuali tutti diversi tra loro, in cui ognuno dice la sua su cosa sì e cosa no. Ci sono professionisti che dicono che il fulcro di una storia sono i personaggi. Altri che giurano solennemente di avere scoperto che la spina dorsale di una narrazione è l’intreccio. Alcuni storcono il naso: ma chissenefrega, l’importante è lo stile! E il messaggio? Che messaggio vuoi dare con la tua storiellina? Perché ce l’avrà un messaggio, altrimenti che l’hai scritto a fare?

Un’arte senza un codice.

Il motivo per cui l’arte drammaturgica si trova in questo stato è semplicissimo: pur essendo vecchia come le caverne, l’arte di raccontare storie non è ancora stata codificata universalmente. Uno dei primi a tentare l’impresa è stato Aristotele, di cui però ci rimangono solo le parti sulla tragedia e l’epica. Sarebbe stato bello leggere anche il libro “sulla commedia”, se solo un vecchio monaco cieco non se lo fosse mangiato tutto. Comunque sia, al contrario di altre forme d’arte maggiori come la pittura, la scultura, la musica, eccetera, l’arte di raccontare storie non ha mai partorito un codice univoco per identificare e scomporre sé stessa. Al contrario, ogni sua sfaccettatura si fa bellamente i cavoli suoi: abbiamo manuali di drammaturgia, manuali per scrivere fumetti, manuali per scrivere romanzi, manuali per scrivere film, come se ognuno di loro fosse un mondo a sé stante, distaccato.

L’arte di narrare soffre proprio di questo. Forse perché è fin troppo soggettiva, interpretabile, o forse, per assurdo, perché è troppo vecchia. D’altronde i nostri antenati si spulciavano attorno a un fuoco ascoltando i racconti di qualche vecchio strampalato che aveva raccolto i funghi sbagliati, e sono cresciuti un sacco di funghi nel frattempo.

Ad ogni modo, questa guida non ha l’ardire di trattare la storia della drammaturgia in ogni sua sfaccettatura, ma solo quella di dare una mano a chi vuole trasferire i suoi pensieri su carta (o su tastiera, per chi si è evoluto). Fine premessa.

Ecco il piano.

Se non lo hai già fatto prendi carta e penna e preparati a segnare qualsiasi concetto interessante e stuzzichevole che troverai in questa guida. Non essere timido/a! Se ci sono domande, suggerimenti o altro, potrai rivolgerti alla mia segretaria, per l’occasione trasmutata in un box dei commenti al termine di questo tutorial.

Questa guida sarà costantemente aggiornata e revisionata per garantirti la migliore esperienza possibile. Non esitare a tornare tutte le volte che vorrai; gli argomenti e i suoi concetti saranno sempre qui ad aspettarti!

Gli argomenti:

  1. COME TROVARE NUOVE IDEE: tutto nasce da un’idea. O magari da due idee messe insieme. Non importa se sulla carta non sono proprio così originali, c’è sempre una visione personale del mondo.
  2. L’UNIVERSO NARRATIVO: è importante davvero il setting della nostra storia? E Harry Potter avrebbe ancora un senso se invece di Hogwarts fosse ambientato su una ridente isola caraibica?
  3. CREAZIONE DEI PERSONAGGI: fare un casting di stereotipi sembra la cosa più banale del mondo, e lo è! Creare dei personaggi vivi, credibili e nevrotici…un po’ meno.
  4. SVILUPPARE UNA TRAMA (in lavorazione): Risponderemo alla famosa domanda: che diavolo è una trama?
  5. I LIVELLI DI CONFLITTO (in lavorazione): è solamente un caso che gli uomini più famosi e studiati della storia fossero guerrafondai e abbiano ammazzato un sacco di gente?
  6. STRUTTURA E INTRECCIO (in lavorazione): così come noi abbiamo un’apparato scheletrico e una corazzata atomica russa ha una struttura che le permette di galleggiare, così anche la nostra storia è composta da eventi che, disposti cronologicamente in una certa maniera, ne compongono la progressione e il ritmo.
  7. DOMANDE, MISTERI E SEGRETI (in lavorazione): Che giallo è senza un mistero da risolvere? O un film di avventura senza gli enigmi per accaparrarsi il tesoro? La storia è come un puzzle, e sta al lettore comporlo tutto!
  8. LA SUDDIVISIONE IN SCENE (in lavorazione): Un conto è la trama generica, un altro è descrivere una scena. Non scoraggiarti, è come in cucina: è solo una questione di proporzioni.
  9. COME TROVARE IL PROPRIO STILE (in lavorazione): La parte in cui tirerai fuori gli zebedei e mostrerai al mondo cosa pensi davvero di lui!
  10. CONSIGLI FINALI (in lavorazione).

Appunti su come è strutturata la guida.

La sequenza con cui ho deciso di creare questa guida non è affatto casuale, ma è il frutto delle mie modeste esperienze come narratore.  Se dovessi creare ex novo una storia stai tranquillo/a che seguirei esattamente questi passaggi. Ma io sono io, e non è detto che questa scaletta debba per forza essere anche la tua. È per questo che ho deciso di non fare una pagina unica, ma di dividere il corso in più parti separate tra loro. Se c’è un argomento che ti stuzzica prima di un altro, non indugiare e inizia da quello. Sono sicuro che troverai la giusta sequenza per la tua storia!

Troppi concetti per una lettura sola.

Diciamo la verità, non assimilerai tutto dopo una sola lettura veloce. Come noterai ci sono un sacco di piccole regole da tenere costantemente a mente (scusa il gioco di parole), e daranno il loro massimo effetto solamente quando le avrai comprese appieno e le userai inconsciamente. Il mio consiglio è quello di apprendere un concetto alla volta e di fare esercizi su quell’argomento prima di passare ad altro. Se il tuo problema sono i personaggi, lascia perdere la trama, l’intreccio e il world building e focalizzati solo su quello. Molto probabilmente avrai già una storia sotto mano, e ti servono solo delle linee guida per capire se quello che hai scritto/hai in mente stia andando nella direzione giusta. Una cosa alla volta! Prenditi tutto il tempo necessario per imparare ciò di cui hai realmente bisogno. Non è una gara e nessuno ti sta tenendo il tempo con il cronometro, quindi rilassati, e soprattutto… divertiti!

Per gli aspiranti critici.

Se non sei un creativo, ma al contrario vuoi imparare ciò che si nasconde sotto il tappeto per capire se una storia è valida quando ne vedi una, vorrei darti un paio di consigli. Molto probabilmente apprenderai un sacco di concetti, molto più in fretta di un aspirante scrittore. Questo accade perché non hai bisogno di applicarli per far funzionare una cosa, ma li userai solamente come metro di misura per calcolare l’efficacia di una trama. Il mio consiglio è: non farlo. Non essere il Don Abbondio dei critici che se ne va in giro col naso puntato sul vangelo e pronto a scovare gli scrittori negligenti. Scrivere una storia è una cosa complicata e dannatamente difficile, e tenere a mente contemporaneamente tutti i concetti stilati in questa guida è quasi impossibile. Neanche io che li ho scritti ci riesco. Assìmilali, ma sii comprensivo!

Capire che COSA si vuole scrivere.

Sedersi al tavolo davanti a un computer e cominciare a scrivere non è affatto semplice, figuriamoci se non abbiamo la minima idea di COSA scrivere! Capire questo semplice passaggio è fondamentale.

Per prima cosa devi chiederti: perché voglio farlo? Non preoccuparti se la risposta non è poi così immediata. Se comincerai seriamente a scrivere storie, molte volte troverai il senso di quello che stai facendo solamente quando sarai alle battute finali.

Esistono decine di motivazioni differenti perché uno/a decida di perdere tempo a mettere delle parole in fila una dietro l’altra. Ricchezza? Fama? Esprimersi e dare al mondo la propria visione di vita? Ritirati in qualche convento e cerca di dare una risposta  a questa semplice domanda. Tutto ti apparirà molto più semplice dopo, ed eviterai di perdere del tempo prezioso.

Comincia con un racconto.

Altro paio di maniche capire cosa si voglia scrivere… in concreto. Ho sentito gente pavoneggiarsi della saga che stavano realizzando, un’opera magna di centordici volumi, di cui non sono mai riusciti a scrivere oltre la terza pagina. D’altro canto ci sono scrittori che hanno basato la loro fortunatissima vita scrivendo racconti. Non che Ray Bradbury rispetto a Robert Jordan fosse un cazzone, tutt’altro, ma avevano necessità differenti.

Scrivere un racconto è quello che ti consiglierei se tu fossi un principiante. Un racconto è:

  • relativamente veloce da realizzare. Poi ognuno di noi ha una propria tempistica, ma ci siamo capiti.
  •  corto da scrivere e da leggere. Considera però che anche “Alle Montagne della Follia”  con le sue 150 pagine in media è considerato un racconto. Un racconto lungo, ma pur sempre un racconto.
  • facilmente pubblicabile. Ci sono ancora un sacco di riviste che pubblicano racconti di svariati generi, sia online che offline. Accettano sempre nuovi pezzi (purché siano al limite della decenza) e di solito hanno una nutrita fan base.
  •  protagonista di numerosi concorsi a premi. Molte volte si vincono soldi, altre volte il premio è l’inserimento del tuo racconto in volumi da libreria, e cioè visibilità!
  • un ottimo strumento per testare nuovi stili, idee o strutture narrative insolite.

Insomma, penso che tu abbia capito che sono un grande fan dei racconti. Scrivere queste storie brevi non è affatto limitante, ma anzi ti permette, mattone dopo mattone, di creare il tuo stile, o perché no, il tuo universo narrativo. Andrzej Sapkowski ha cominciato proprio così, candidando uno dei suoi racconti a un concorso. Al pubblico è piaciuto così tanto che dovette farne altri, e altri ancora. Tutti ora conosciamo “The Witcher“, no?

Scrivere come terapia.

Se sei un nevrotico irrecuperabile come me, allora scrivere non diventa solamente un esercizio d’ingegno, ma una vera e propria necessità. A meno che tu non sia un santone indù, il tuo cervello è un continuo calderone ribollente di idee, paure, ansie, e qualsivoglia tu abbia a portata di mano da buttarci dentro. E, come una pentola a pressione, questo continua a gonfiarsi, e gonfiarsi, e per evitare che esploda hai bisogno di riversarlo da qualche parte. Su un foglio, ad esempio.

Non è un caso se alcune delle idee più geniali degli ultimi secoli siano nate da menti particolarmente instabili. Dante stesso era un cacasotto da guinnes dei primati, Lovecraft e Robert E. Howard erano dei misantropi ansiogeni e Philip Dick un nevrotico convinto che il governo lo spiasse 24/h. Ovviamente non sarà il tuo caso, ma vedere la scrittura come una soluzione liberatoria alle nostre paure inconsce può davvero portarti ad avviare un approccio costante e benefico a questa forma d’arte.

La poetica.

Il concetto di poetica è fondamentale per definire al meglio il perché tu abbia la necessità di raccontare una storia. Secondo Treccani:

[…] Per p. si intende anche una norma, esplicita o implicita, della poesia in senso stretto o della letteratura in generale, in quanto poesia o letteratura di una certa area culturale, di un gruppo di autori, di una tendenza, di un gusto, di un programma, di un singolo autore.

Sebbene il concetto di poetica sia nato per “catalogare” e definire varie correnti letterarie, oggi il suo significato è molto più legato all’autore stesso. La poetica, in parole povere, definisce quale sia la corrente di pensiero di un autore.

Molti scrittori hanno delle tematiche o delle caratteristiche ricorrenti all’interno delle loro opere, definite in maniera cosciente o addirittura inserite non intenzionalmente. E tutte queste si riassumono con:

QUAL È LA TUA VISIONE PERSONALE SULLA VITA?

Affronteremo bene questo argomento verso la parte finale di questa guida, ma volevo che questo concetto ti fosse presentato in maniera chiara anche all’inizio. Definire bene quali siano gli argomenti che ti stanno a cuore, le caratteristiche ricorrenti e le idee forti della tua visione (ossia, la tua personale poetica), sono fondamentali per creare uno stile e per donare carattere alle tue storie. Prenditi un attimo del tempo per trovare i concetti e le idee a te più affini e cerca di catalogarle, ma non esagerare. Molto spesso si trova il significato delle nostre storie solo quando abbiamo finito di scriverle, e non prima.

Sei un architetto o un giardiniere?

Una delle frasi più celebri di George R. R. Martin (e più abusate) è la metafora tra lo scrittore architetto e lo scrittore giardiniere. L’architetto, meticoloso pianificatore della propria trama, conosce tutti gli intrecci, le sottotrame, le svolte e la fine della sua storia. Il giardiniere, invece, pianta il seme della sua storia e, annaffiandolo giorno per giorno, tagliando un po’ qui e un po’ là, si ritrova ad ammirare una bella trama in fiore.

Questo modo di pensare è stato abbracciato e osannato da tutti i creativi dall’anima candida, svincolati dalle catene della pianificazione e liberi di esprimersi come preferiscono. Per carità, è una tesi decisamente affascinante, ma ben lontana da quello che vogliamo insegnare in questa guida, perché sta proprio all’opposto da una delle leggi fondamentali della creatività (che ritroverete mooolto spesso nel proseguo della lettura), che enuncia:

LA TROPPA LIBERTÀ CREATIVA PORTA SOLO  AL CAOS.

Campa cavallo, che l’erba cresce!

Il nostro giardiniere era partito con l’idea di fare una classica trilogia. Nel 1996 esce il primo libro delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco“, il famoso “Il gioco del trono“. Nel ’99 esce il secondo. Nel 2000 il terzo. Ah, quindi è finita la trilogia? Macché. Sono cresciuti troppi rami, troppo carini per amputarli, e al nostro pollice verde serve altro tempo e concime perché diano i loro frutti. Così nel 2005 esce il quarto libro. Nel frattempo la HBO, camminando nel giardino a fianco, nota questo bellissimo albero non ancora maturo e decide di farci un bel quadretto. Nel 2007 si piglia pennelli e sgabello e comincia a dipingere. Nel 2011 esce il quinto libro della saga. Quindi è finito? Manco per sogno. I rami sono così tanti che Giorgino fa visibilmente fatica a gestirli tutti, tanto che il nostro pittore HBO si stufa di aspettare e decide di finire il quadro a modo suo (in maniera orribile, ma questa è un’altra storia, e andrà raccontata un’altra volta).

Sto scrivendo questo paragrafo il 27/02/2020, ore 21:34, un tranquillo giovedì sera. Fuori c’è il coronavirus, Kobe Briant ci ha lasciati da poco, ma del maledettissimo libro sesto (che dovrebbe essere il penultimo, tra l’altro) non c’è ancora traccia.

Stai nel mezzo, chombatta!

Come penso tu abbia capito, nonostante sia un grande fan di George Martin, non apprezzo molto il suo… ehm… modus operandi, e credo che i risultati della sua strategia siano sotto gli occhi di tutti. Poi magari ci lascerà il gran finale della vita, ma per ora sono ancora molto dubbioso. Al contrario, però, anche dedicare giorno e notte solamente alla progettazione di ogni singolo anfratto della tua trama non ti porterà da nessuna parte. Ne è pieno il mondo di creativi che non hanno mai concluso nulla perché troppo intenti nel definire ogni cosa alla perfezione, invece che cominciare a scrivere. Quindi, dal mio punto di vista il miglior modo di procedere è esattamente a metà strada tra questi due.

Quando ho cominciato a scrivere Futura avevo solo pochi elementi definiti: l’ambientazione, l’atmosfera e una parvenza di finale. Nemmeno Rebecca era stata sviluppata in maniera convincente, e il personaggio di Lawrence Mason era diviso in tre/quattro elementi differenti. Solo la colonia spaziale di Futura era già stata definita in ogni sua parte, ed è per questo che cominciai la storia senza stare troppo a pensarci.

Tre piccoli concetti.

Tutto questo procedimento si può riassumere secondo questi principi:

  1. Trova gli elementi chiave della tua storia. Di come individuarli e valorizzarli ne parleremo più avanti, ma già ora puoi avere a portata di mano delle forme embrionali: sono quei dettagli che descrivi se cerchi di spiegare in parole semplici la tua storia.
  2. Definisci in maniera chiara gli snodi principali e il finale. In tal modo non ti perderai facilmente in sottotrame succhia tempo e saprai capire fin da subito cosa può essere aggiunto alla tua trama e cosa (purtroppo) abbandonare al loro destino.
  3. Inizia a scrivere!

“Ma allora, Leo, che diavolo di senso ha leggere tutta la pappardella che hai scritto dopo questo paragrafo?”

È importante cominciare a scrivere senza stare tanto a pensarci, ma ancora meglio è scrivere ben sapendo com’è strutturata una storia. Scrivere di per sé non è nulla di complicato: si tratta solamente di mettere una parola dietro l’altra. Capire gli ingranaggi, come si saldano tra di loro e soprattutto come farli funzionare è tutta un’altra… storia.

Trovare le idee.

Abbiamo visto il perché vuoi scrivere una storia e con che spirito affrontarla. Prima di prendere in mano la penna e scrivere qualsiasi cavolata, dobbiamo trovare… le idee giuste!

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