immagine banner su come creare una trama

Come creare una trama semplice e interessante per raccontare le tue storie.

Dopo aver visto come trovare nuove idee, capito che cosa sia un universo narrativo ed essere entrati nella filosofia dei personaggi, è giunto il momento della domanda: come creare una trama?

Che cos’è una trama?

Prima di addentrarci nel magico mondo di come creare una trama, è molto meglio sapere prima che cosa sia.

Possiamo banalmente definire la trama come “la successione di eventi all’interno di una storia”. Facciamo un esempio.

Il Signore degli Anelli.

  1. Frodo Baggins, un Hobbit della Contea, riceve dallo zio un antico anello magico, forgiato tempo addietro da Sauron, l’oscuro signore di Mordor, per soggiogare i popoli della Terra di Mezzo. Insospettito, lo stregone Gandalf sottopone il fatto al consiglio delle razze della Terra di Mezzo: insieme decidono che l’anello deve essere distrutto prima che Sauron riesca a impossessarsene. Formata una piccola compagnia, essi intraprendono quindi una spedizione verso il vulcano di Mordor, il Monte Fato, perché l’anello può essere distrutto solamente dalle stesse fiamme che l’hanno forgiato.
  2. Sauron e lo stregone malvagio Saruman tentano in tutti i modi di ostacolare la compagnia dell’anello portando la guerra nella Terra di Mezzo.
  3. A seguito di numerose peripezie, Frodo riesce a raggiungere il Monte Fato e a gettare l’anello nel vulcano. Il potere malvagio di Sauron viene distrutto, e nella Terra di Mezzo torna la serenità e la pace.

Un’apparente semplicità.

So a cosa stai pensando: la descrizione della trama del Signore degli Anelli è dannatamente essenziale! Dove sono le miniere di moria, le foreste di lothlorien, il fosso di Helm, Gollum, la battaglia di Minas Tirith, il tradimento di Saruman, i Nazgul, il prode Samvise, eccetera eccetera?

La risposta è che tutti gli elementi descritti qua sopra non sono trama, ma al contrario formano un intreccio. Ne parleremo meglio nel capitolo “struttura e intreccio”. Per ora sappi che tutto quello che ci sta in mezzo non è fondamentale. E dico davvero, sai? Leggi qui.

Star Wars.

  1. Anakin Skywalker è uno schiavo-bambino che vive sul pianeta desertico di Tatooine. Un bel giorno due cavalieri dell’ordine Jedi, vedendo un’enorme potenziale in lui, decidono di liberarlo e di addestrarlo. Essi infatti credono che sia il bambino della profezia Jedi che “sconfiggerà tutti i Sith e porterà la pace nella galassia”.
  2. In Anakin la Forza scorre potente e diventa un abilissimo combattente Jedi, ma viene però sedotto dal lato oscuro per merito del signore dei Sith, Darth Sidius, che lo trasformerà in un mostro meccanico chiamato Darth Vader, soggiogandolo al suo volere.
  3. E niente, dopo aver distrutto la repubblica, sterminato gli jedi, figliato dei figli che poi gli vengono nascosti, costruito una stazione spaziale in grado di distruggere interi pianeti, aver cercato di recuperare i dati segreti della Morte Nera, la quale viene distrutta da suo figlio, dopo averne costruito per metà un’altra, aver detto a suo figlio che era suo padre, aver scoperto che anche la tizia vestita di bianco è sua figlia, Boba Fett, Lando, eccetera eccetera di cose che non ci interessano, suo figlio Luke, ora l’ultimo Jedi, nella battaglia finale contro l’imperatore, risveglia in Anakin il suo lato buono, che avvera così la profezia: getta l’imperatore nelle profondità della seconda morte nera (DOVE MUORE DEFINITIVAMENTE) e spira tornando ad essere un tutt’uno con la forza.

Non c’è trucco e non c’è inganno, signore e signori. Anche se sintetizziamo, no, anche se cancelliamo dagli archivi tutto quello che accade nel mezzo, la trama fila liscio e ha una solidità tutta sua. Incredibile, vero? Ed è possibile ottenere questo potere?

Non da un Jedi.

Come creare una trama grazie a tre frasi magiche.

È tutto davvero molto semplice una volta che si hanno gli strumenti giusti. E nel nostro caso, questi strumenti non sono nient’altro che delle semplici frasi.

(1) Il protagonista deve [inserire il suo obiettivo finale], (2) MA l’antagonista/forze antagoniste [inserire gli ostacoli che pongono all’obiettivo]. (3) ALLORA il protagonista [reazione risolutiva agli ostacoli], diventando/raggiungendo [obiettivo finale].

È tutto qui: tre semplici frasi creano una trama, e ognuna di esse ha un proprio obiettivo specifico:

  1. è la frase che descrive chi sono i nostri protagonisti e quali sono i loro obiettivi finali all’interno della narrazione. Frodo trova l’anello del potere e deve distruggerlo. Harry Potter deve diventare un mago per sconfiggere Voldemort. Il capitano John Miller deve trovare il soldato Ryan e riportarlo alla sua famiglia. Massimo Decimo Meridio deve vendicarsi dell’imperatore Commodo, come Edmònd Dantès deve vendicarsi dei suoi vecchi compagni che l’hanno messo ingiustamente in prigione. Renzo Lucia vogliono sposarsi.
  2. In questa frase definiamo invece l’antagonista/le forze antagoniste e tutto quello che fanno per ostacolare i nostri eroi nel raggiungere il loro obiettivo. Sauron sguinzaglia i Nazgul, crea un immenso esercito di orchi e tenta in tutti i modi di impossessarsi dell’anello, ma non è il solo. Saruman, suo vecchio alleato, crea una nuova razza di guerrieri e cerca anch’esso di mettere le mani sull’Unico, mentre anche Gollum segue di nascosto la compagnia per riprendersi il suo tessoro. I nazisti di Indiana Jones hanno lo stesso medesimo ruolo.  I replicanti di Blade Runner sono sia l’obiettivo che l’ostacolo di Rick Deckard, che ha lo specifico scopo di catturarli, ma tenteranno di mimetizzarsi tra gli esseri umani pur non essere terminati. Don Rodrigo userà tutta la sua influenza per impedire a Renzo Lucia di sposarsi, ma anche la peste ci metterà del suo.
  3. Nonostante gli ostacoli posti dagli antagonisti, il nostro protagonista trova una soluzione o si batte per raggiungere il suo obiettivo. Edmònd Dantès, nascosto sotto il titolo di Conte di Montecristo, tesse una fitta trama per confondere i suoi vecchi compagni e fare in modo che cadano nella miseria. Massimo diventa il più grande gladiatore di Roma e uccide Commodo in duello. Il protagonista di Fight Club scopre che di essere lui stesso Tyler Durden e vi si oppone con tutte le sue forze. In Interstellar, Cooper entra in un buco nero pur di salvare la missione, mentre Max in Fury Road, scoperto amaramente che il suo obiettivo iniziale è svanito, decide di tornare indietro alla cittadella pur di fregare Immortan Joe.

La parola chiave: il “MA”.

La colonna portante è questo: il “MA”. Come creare una trama senza questa parola? È semplicemente impossibile. Non a caso si chiama “congiunzione avversativa”.

Il “MA” è il sacro graal di noi scrittori. Proviamo a raccontare una storia senza il “MA”:

  • di ritorno dalle crociate, Robin di Locksley scopre che il suo feudo è stato distrutto dallo sceriffo di Nottingham, che ora controlla tutta la regione. Robin diventa così un fuorilegge, con l’obiettivo di scacciare lo sceriffo e riprendersi il feudo… e ce la fa! Fine.
  • Renzo e Lucia desiderano vivere insieme… e si sposano! Fine.
  • Il capitano John Miller sbarca in Normandia per portare a casa il soldato Ryan… e lo trova! Fine.
  • Dancan McCloud deve partecipare all’adunanza e sconfiggere il malvagio Kurgan per ricevere la ricompensa degli immortali… e vince! Fine.

È proprio il “MA” che rende una trama interessante e avvincente. Se non ci fosse, semplicemente non esisterebbero le storie, ma soltanto avvenimenti di scarsa importanza.

” Che hai fatto oggi di bello?” chiede la mamma al rientro del figlio da scuola. “Ah, nulla.  Ho preso il treno, sono arrivato in classe, ho fatto cinque ore di lezione e poi sono tornato a casa“.

” Che hai fatto oggi di bello?” chiede la mamma al rientro del figlio da scuola. “Ah, nulla. Stavo andando in stazione, ma ho bucato la bici e pensavo di arrivare in ritardo, allora l’ho legata a un palo e ho preso il treno per il rotto della cuffia! Sono entrato in classe, ma non mi ricordavo ci fosse la verifica di matematica, così ho ripassato tutto quello che potevo e spero solo di avere preso la sufficienza. Dopo cinque ore di lezione volevo solo tornare a casa, ma c’era sciopero dei ferrovieri e i treni erano tutti bloccati, allora ho dovuto prendere un biglietto della corriera e mi sono fatto lasciare vicino alla stazione“.

La premessa.

Solitamente, le storie di fantascienza iniziano sempre con una premessa. Cosa succederebbe se dei replicanti umani cominciassero ad avere coscienza di sé (Blade Runner)? Come si comporterebbe la polizia del futuro se potesse sapere in anticipo i prossimi omicidi (Minority Report)? Che ne sarebbe dell’equipaggio di un cargo spaziale se una forma aliena sconosciuta si intrufolasse a bordo (Alien)?

Ovviamente non è obbligatorio scrivere storie fantascientifiche per usare una premessa, ma essa ti può dare una grande mano su come creare una trama efficace.

Porsi una domanda e darsi una risposta.

La strada più facile per costruire una premessa è fare una semplicissima domanda. Un uomo potrebbe vivere sugli alberi senza mai scendere a terra (Il Barone Rampante)? E se un bambino in fasce fosse allevato da un branco di scimmie (Tarzan)?

Una sola domanda è potenzialmente in grado di dare una serie di infinite risposte, e nessuna di queste sarebbe sbagliata. In questo preciso istante, non appena riuscirai a dare una risposta alla domanda che ti sei posto, avrai già fatto un passo importante su come creare una trama, perché gli avrai già dato una tua personale visione della vita.

Michael Crichton è stato uno dei padri fondatori del techno-thriller, una branca della fantascienza molto particolare. Il techno-triller infatti non risponde a domande esistenziali come il suo genitore, ma si basa su tecnologie in elaborazione o di prossimo raggiungimento. Se riportassimo in vita i dinosauri grazie all’ingegneria genetica, riuscirebbero a sopravvivere ai giorni nostri (Jurassic Park)? Se usassimo la nano-tecnologia per scopi medici e improvvisamente si prendesse delle iniziative proprie (Preda)? Lo scopo di questi romanzi è quello di mettere in risalto i problemi etici e gestionali di tecnologie che pensiamo di controllare, ma che puntualmente nei romanzi di Crichton sfuggono ai loro creatori, creando indicibili disastri.

La tua risposta è unica.

Come detto poco fa, la risposta che riesci a dare sarà la tua bussola morale ed etica della trama che vuoi creare. Tarzan può essere rieducato nella società come essere umano o rimarrà per sempre un selvaggio perché cresciuto troppo a lungo con dei primati? Al contrario, a forza di vivere sugli alberi Cosimo diventerà un selvaggio o alla fine la sua umanità e la sua educazione prevarranno?

Ogni autore ha cercato di dare una propria risposta in base alla propria etica, al proprio morale e ai tempi in cui ha vissuto. Molto probabilmente se togliessimo Kipling dal suo tempo e lo portassimo ai giorni nostri, scriverebbe una versione diversa de “Il Libro della Giungla”. Il “neanche troppo velato” militarismo buono di Heinlein oggi sembra anacronistico e fuori luogo, ma quando scrisse “Fanteria dello Spazio”, nel 1959, era in congedo da più di vent’anni come ufficiale di marina, gli Stati Uniti si erano consolidati come principale potenza militare mondiale e sarebbero entrati in guerra col Vietnam solo cinque anni dopo. Se fosse con noi oggi, di sicuro ne scriverebbe un’altra versione.

L’antefatto.

L’antefatto, dal mio personalissimo punto di vista, è la parte più interessante ed eccitante dell’intero processo su come creare una trama. Ci sono storie che non ne hanno assolutamente bisogno; altre che, invece, fanno dell’antefatto il loro strumento cardine. Se usato bene, l’antefatto può cambiare la tua trama da buona a… grandiosa.

La parte sommersa dell’iceberg.

Non potrei trovare altra frase così azzeccata come questa. L’antefatto è proprio la parte sommersa dell’iceberg, una struttura massiccia e articolata su cui appoggia la timida punta che emerge dall’acqua. La punta del nostro iceberg non è altro che la trama con cui i lettori avranno a che fare, ma è importante che la parte più grossa si nasconda sotto il pelo dell’acqua. L’antefatto non dev’essere raccontato, né spiegato: va solo intuito.

Il Silmarillion.

Penso che avrai capito che sono un grandissimo fan del Signore degli Anelli, e da grande ammiratore di Tolkien non ho potuto fare a meno di leggermi pure quello che in molti considerano la sacra bibbia di ISDA. Il Silmarillion non è nient’altro che un enorme, immenso antefatto alle vicissitudini che compongono la guerra dell’anello, eppure la sua presenza non è affatto indispensabile come credi. La trama base, come abbiamo visto sopra, è semplice e lineare, ma è nei dettagli che un vero antefatto fa la differenza! Chiunque abbia letto anche solo di sfuggita ISDA (anche se non so proprio come si possa leggerlo di sfuggita), avrà immediatamente subodorato che il mondo, l’universo in cui è ambientato è dannatamente più complesso di quello che sembra. Questo perché elementi anche molto distanti tra loro sembrano collegati da coerenze narrative non dichiarate, che rendono l’universo narrativo reale e costruito su solide basi.

Non è affatto necessario che il tuo pubblico conosca tutto quello che c’è dietro la tua storia (e infatti la bibbia di Tolkien è stata redatta e pubblicata a posteriori da suo figlio Christopher), ma avere un buon antefatto può fare la differenza sulla percezione del tuo mondo e della tua storia. Questo non vale solo per le storie fantasy o di Fantascienza, tutt’altro. Antefatto può significare anche solo conoscere a fondo il passato dei nostri protagonisti principali, se inventati, oppure sapere gli eventi storici antecedenti (e che hanno direttamente influenzato) al periodo che si vuole rappresentare.

L’antefatto è tutto ciò che è accaduto precedentemente e che ha causato fatti che stiamo narrando; devono essere coerenti con il nostro universo narrativo.

Una trama comincia a metà dei fatti che la compongono.

Sì, lo so che sembra una supercazzola, ma è una frase dannatamente vera, e c’è un genere in cui questa legge narrativa la fa da padrone: il giallo.

Hercule Poirot, in viaggio sul celeberrimo Orient Express, viene avvicinato da Monsieur Ratchett, che gli offre un lavoro come guardia del corpo per tutta la durata del suo viaggio, perché si sente in pericolo e teme per la sua vita. Poirot rifiuta; ma quella stessa notte, mentre il treno è fermo per una bufera di neve, Ratchett viene assassinato”.

Questo è l’inizio di Assassinio sull’Orient Express  di zia Agatha, e da qui in poi la trama procede a colpi indizi, interrogatori, accuse, eccetera eccetera, fino alla sua conclusione. Ma siamo davvero sicuri che i fatti della sua trama coincidano con l’inizio del romanzo? Ovviamente no, altrimenti che scriveremmo a fare.

I fatti di un giallo, in realtà, iniziano molto prima: ossia quando i rapporti tra l’aspirante assassino e l’espirante vittima cominciano a deteriorarsi, esplodono nell’omicidio e poi l’assassino fa di tutto per nascondere le prove, fino al ritrovamento del cadavere. Il ritrovamento è di solito il prologo di qualsiasi puntata di C.S.I., la scena iniziale, da cui poi si svilupperà la trama sull’investigazione.

La trama di Harry Potter inizia quando riceve la lettera di ammissione a Hogwarts, ma i fatti son ben più precedenti: da quando Piton veniva bullizzato a scuola, all’ascesa dei mangiamorte, alla disgregazione dell’anima di Voldemort nei sette horcrux, fino all’assassinio dei genitori di Harry. Anche Chi ha Incastrato Roger Rabbit ha un antefatto: un cartone animato fuori di testa uccide il fratello di Eddie, per poi cammuffarsi da uomo, facendo finta di essere un giudice e diventando il proprietario della Cloverleaf, un gruppo di investitori che vuole distruggere Cartoonia con della salamoia per costruirci una grande autostrada.

La trama va in due direzioni.

Abbiamo detto che un classico giallo inizia più o meno a metà dei fatti che lo interessano, e che i suoi dettagli vengono pian piano svelati durante il naturale svolgimento della trama. Quindi, se ci fai caso, la trama va sia in avanti, che indietro: l’investigatore procede temporalmente in avanti con gli eventi, ma nello stesso momento va a ritroso dal suo punto di partenza, cercando i fatti del passato che hanno innescato l’omicidio.

come creare una trama - schema semplificato in cui si mostra la trama che si sviluppa in due direzioni

Le tre tipologie di avanzamento della trama.

Ne Il Nome della Rosa, Guglielmo viene incaricato dall’abate di indagare sulla strana morte del confratello Adelmo, avvenuta in circostanze misteriose durante una bufera di neve. Da qui in poi il viaggio di Guglielmo Adso procede in due direzioni ben precise, che però hanno diverse valenze tra di loro:

  1. I fatti avvenuti nel passato: abbiamo già detto che riguardano l’antefatto. Tutte le vicende del passato devono essere certe immutabili. Non si modificano e sono granitiche nella storia. è come per un paleontologo scavare e rimuovere la terra dalle ossa di un dinosauro: può darsi che non sappia esattamente che tipo di dinosauro sia, ma sa di certo che non può esserci sepolta accanto una Rolls-Royce Phantom II. Il nostro Guglielmo sa quindi che deve trovare dei precisi pezzi nascosti per completare il puzzle dell’antefatto.
  2. I fatti che avvengono nella trama: è tutto il contrario! le vicende atte a scoprire il passato vanno invece in avanti, e sono per loro natura imprevedibili. La storia può ribaltarsi da un momento all’altro, ci sono colpi di scena e le vicende sono estremamente instabiliGuglielmo quindi non ha la minima idea degli ostacoli che in futuro gli impediranno di conoscere la verità (questo lo vedremo meglio nel capitolo “struttura e intreccio”).
  3. Il mix tra i due. Ebbene sì, può succedere che, durante la trama, ci siano degli ulteriori eventi che complicano la trama e di cui bisogna trovarne i fatti scatenanti. Guglielmo, infatti, durante la trama si troverà a dover risolvere altri omicidi, tutti collegati tra di loro, ma di cui ognuno ha una propria causa scatenante. La particolarità di ciò, però, è che le cause si sono verificate quando la trama era già iniziata.
Ritorno al Futuro.

Ritorno al Futuro di Robert Zemeckis è geniale in tal senso perché affronta l’argomento in una maniera molto originale. Ancora nelle fasi iniziali della storia, la madre di Marty racconta spontaneamente l’antefatto della trama, ossia che George stava spiando appollaiato su un albero Lorraine quando suo padre l’ha investito per sbaglio, portandoselo in casa e facendo sbocciare l’amore tra i due, confermato poi nel ballo scolastico chiamato “incanto sotto il mare”.

Bene, la particolarità di questo film è che Marty non deve ricostruire un passato definito e immutabile in una seconda linea temporale instabile e imprevedibile, ma bensì l’antefatto e la trama si fondono insieme. Marty ha il preciso compito di ricostruire il puzzle del passato come personaggio attivo in un antefatto che continua a cambiare come conseguenza delle sue azioni. Semplicemente geniale!

La fine.

Ogni numero di magia è composto da tre parti o atti. La prima parte è chiamata “la promessa”. L’illusionista vi mostra qualcosa di ordinario: un mazzo di carte, un uccellino o un uomo. Vi mostra questo oggetto. Magari vi chiede di ispezionarlo, di controllare che sia davvero reale… sì, inalterato, normale. Ma ovviamente è probabile che non lo sia. […] Il secondo atto è chiamato “la svolta”. L’illusionista prende quel qualcosa di ordinario e lo trasforma in qualcosa di straordinario. Ora voi state cercando il segreto, ma non lo troverete, perché in realtà non state davvero guardando. Voi non volete saperlo. Voi volete essere ingannati. Ma ancora non applaudite. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente; bisogna anche farla riapparire. Ecco perché ogni numero di magia ha un terzo atto, la parte più ardua, la parte che chiamiamo “il prestigio”.

Questa meravigliosa citazione di The Prestige di Christopher Nolan rappresenta in maniera squisita tutto quello esposto finora. Abbiamo la prima parte, la promessa, in cui mostriamo i nostri protagonisti e li mettiamo di fronte a un dilemma da risolvere. La seconda parte, il MA,  è la svolta: delle forze avverse (che siano antagonisti o situazioni che ostacolano il protagonista) impediscono il raggiungimento dell’obiettivo. Ma è con la terza parte, il prestigio, che avviene la magia. I nemici sono sconfitti, l’eroe ha risolto gli enigmi e ha raggiunto il suo obiettivo. 

Creare situazioni avverse è facile…

Porre il nostro protagonista ad affrontare nemici o situazioni sempre più impegnative non è affatto difficile. Anzi, a dirla tutta è una cosa così semplice che molti scrittori ci perdono la mano.

Per ingarbugliare una trama George Martin ci ha messo davvero poco. Per scrivere i primi tre volumi (e stiamo parlando di tomi da più quasi mille pagine l’uno) Giorgino ha impiegato solamente 4 anni, dal 1996 al 2000.  Tre volumi in cui succede letteralmente di tutto: si aggiungono sempre più personaggi, ognuno dei quali si inserisce prepotentemente all’interno della narrazione e la modifica quel tanto che basta per creare scompiglio e agitazione. Il quarto e il quinto volume uscirono rispettivamente nel 2005 e nel 2011. La cosa, per Giorgio, cominciava a farsi maledettamente seria. I personaggi iniziavano ad essere veramente troppi, e nonostante molti di loro venissero ammazzati brutalmente, il flusso naturale della storia richiedeva che se ne aggiungessero altrettanti.

Dal 2011 stiamo aspettando il sesto e penultimo volume, e ancora non si sa quale sia la data di uscita.

…è risolverle che è complicato.

Per dirla con un francesismo, Giorgino si è infilato in un cul de sac. Ha complicato così tanto il suo intreccio che è da più di undici anni ormai che sta cercando di risolvere la parte più importante dell’intera filiera: la risoluzione, il prestigio. Far sparire qualcosa sotto il naso di tutti è facile, una volta capito il meccanismo. Un mago, però, è colui che riesce a compiere il miracolo, a sgarbugliare il bandolo della matassa, a far ricomparire il coniglio. Senza la soluzione, non c’è una storia. Senza la fine non c’è una trama.

Lo sai il finale della tua storia?

Questo è quello che vogliono sapere gli editori quando qualcuno propone loro un progetto. All’inizio l’aspirante scrittore è confuso: perché diavolo un editore vorrebbe sapere fin da subito il finale della mia serie fantasy di 15 volumi? Così si perde il divertimento!

Gli editori non sono mica scemi, e sanno perfettamente come creare una trama. Con questa semplice domanda voglio assicurarsi che anche lo scrittore che sta proponendo loro la storia lo sappia. Perché il finale è l’unica cosa che conta.

Il problema di Death Note.

 Deathnote, il famosissimo manga scritto da Tsugumi Ōba e illustrato da Takeshi Obata, narra le vicende di Light, un adolescente che trova un libro malefico chiamato Death Note. Basta che chiunque scriva il nome proprio di una persona su questo libro, figurandosi bene il volto del bersaglio, perché questo muoia immediatamente di infarto. Light inizia così a uccidere tutti i malviventi e criminali del giappone, mentre un investigatore privato chiamato Elle si mette sulle sue tracce per tentare di fermarlo.

La parte geniale e avvincente della storia è il duello a distanza tra Light  e Elle, colpi di scena che si susseguono, uno scontro in grado di tenerti incollato alle pagine fino all’ultimo colpo… o almeno, finché Light ottiene quello che sta cercando. Non voglio ovviamente fare degli spoiler, ma il problema di Death Note è proprio la parte centrale, o, per meglio dire, il suo incredibile finale anticipato. La seconda parte del manga è solo una galoppata inerziale, i metri corsi da uno scattista una volta che ha superato il traguardo, ma che non è ancora in grado di fermarsi. Il sottoscritto non è riuscito a completare l’opera, perché, semplicemente, la trama si era già conclusa.

Se il protagonista ottiene in anticipo il suo obiettivo finale, la trama finisce.

Lo stesso problema di Death Note lo troviamo in Django di Quentin Tarantino. Con una risoluzione anticipata a metà del film, il protagonista ottiene più o meno quello che vuole, o almeno, risolve l’80% del problema. La logica conseguenza è un terzo atto fiacco, inerziale, che non rende giustizia alla qualità degli atti precedenti.

Il finale è una cosa dannatamente seria, e alla domanda “come creare una trama” dovrebbe essere messo al primo posto. Come finisce la mia storia? Qual è la soluzione dell’enigma?

Tutti i nodi vengono al pettine.

In un giallo da manuale, il nostro ispettore riunisce tutti i personaggi del nostro cast e, con immensa maestria da vero prestigiatore, racconta per filo e per segno tutto quello che è accaduto, compreso chi è l’assassino. Lo scrittore ha esposto le vicende ai lettori in maniera casuale, e ha disposto i pezzi del puzzle in modo tale che il disegno completo fosse quasi impossibile da codificare.

Solitamente, anche il lettore più attento fa fatica a trovare la soluzione completa, tuttavia, se lo scrittore ha fatto bene i compiti, può riuscire a intuire qualcosa. Questo perché, come abbiamo già anticipato nell’antefatto, tutto deve essere coerente con l’universo narrativo che abbiamo scelto, compreso i colpi di scena. In generale non è una cattiva cosa il fatto che il lettore abbia intuito la soluzione. Se abbiamo creato una struttura narrativa solida e coesa, anzi, il lettore può esserne anche deliziato. La cosa assolutamente da evitare è che il lettore comprenda fin dal principio come si svolgerà l’intera trama: se succede, è perché il livello di banalità della scrittura è decisamente troppo alto.

Non necessariamente un finale deve essere positivo.

Il finale, però, non deve essere la banalità fatta a trama. Siamo ormai sommersi dal lieto fine americano del “e vissero tutti felici e contenti“. Mi dispiace dirlo, ma sotto questo aspetto Walt Disney ha rovinato la narrazione moderna.

Quasi la totalità dei film americani ormai ha un lieto fine. Nonostante tutto quello che accade durante la trama, uno spettatore moderno sa perfettamente che alla fine andrà tutto bene. Ovviamente non è il lieto fine ad essere il problema, ci mancherebbe, ma la sua schiacciante predominanza nel panorama narrativo mondiale. In molti sottolineano che questo è un modo per alleggerire le ansie delle persone: la vita è già difficile e ingiusta nella realtà, che almeno i film abbiano un lieto fine. Ma siamo davvero sicuri?

I finali nel passato.

Eppure nel passato, quando la gente stava decisamente peggio di noi (figli del benessere), il finale predominante era negativo. Basta vedere le storie della mitologia greca, della bibbia, le varie leggende del folklore di ogni popolo della terra, passando per Shakespeare e i fratelli Grimm. Raramente i finali sono positivi. Solo leggendo le storie originali dei fratelli Grimm ci rendiamo conto di quanto in realtà quelle storie fossero crude, negative, brutali.

Aurora della bella addormentata nel bosco viene stuprata da un re di passaggio mentre era dormiente, mentre le sorellastre di Cenerentola vengono accecate da dei corvi. In alcune versioni il lupo offre in pasto a Cappuccetto Rosso i resti della nonna, mentre la Sirenetta si suicida diventando schiuma di mare. Queste soluzioni narrative non sono affatto malvage o frutto di una mente sadico-masochista, ma svolgono un importante ruolo psicologico: attivano la catarsi.

La catarsi.

Secondo Treccani:

Nella religione greca, nella filosofia pitagorica e in quella platonica, indicava sia il rito magico della purificazione, inteso a mondare il corpo contaminato, sia la liberazione dell’anima dall’irrazionale.

La catarsi è dunque un processo psicologico che aiuta lo spettatore ad espellere dalla propria anima tutte le entità negative. I finali negativi come quelli delle antiche mitologie non volevano spaventare lo spettatore o ricordargli che la vita fa schifo, ma avevano un preciso compito spirituale. Un compito che per noi uomini del XI secolo, parzialmente lontani dalle vere sofferenze e dai dolorosi drammi umani, pare forse antiquato e anacronistico. Tuttavia non è un caso se molte di queste storie sono arrivate fino a noi, resistendo agli oblii del tempo.

Per colpa del marketing hollywoodiano abbiamo dimenticato il reale potere di una buona storia, preferendo prodotti di massa fatti con lo stampino, ammorbiditi da una glassa zuccherina per palati svogliati. Le storie moderne nutriranno di certo il portafoglio di molti, ma non le nostre anime. E come tutti i prodotti buoni ma che mancano di sostanza, continuiamo a nutrircene, senza però esserne mai sazi.

Conclusioni.

Creare una trama è una cosa molto semplice una volta scoperte le tre frasi magiche, ma è solo studiando ogni parte nella loro interezza che possiamo capire come sfruttarle a nostro vantaggio. Se il MA è la nostra stella cometa, trovare la risoluzione agli enigmi è la vera sfida che uno scrittore deve affrontare. Non solo bisogna sapere come complicare la vita ai nostri protagonisti, ma anche trovare un modo intelligente per risolverli. La parte più difficile è proprio questa. Perché far sparire qualcosa non è sufficiente: bisogna anche farla… riapparire.

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Come creare un personaggio, immagine di copertina
illustrazione che apre l'argomento sull'universo narrativo
Fumetto dell'autore mentre scrive da ragazzo.
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