Questo contenuto fa parte della rubrica Colate Detritiche, ed è stato originariamente inviato agli iscritti alla newsletter il 16/09/2026.
DIECI anni di Futura: la fantascienza indipendente è più viva che mai.
Era il 16 settembre del 2016 quando pubblicai la primissima tavola di Futura sul mio vecchio blog. Sembrava più una illustrazione, una dichiarazione d’intenti che l’inizio di una storia di fantascienza, e infatti in molti pensarono che sarebbe finita lì come tanti altri racconti che avevo realizzato fino a quel momento.
Poi arrivò la seconda tavola, poi la terza, e la quarta…
…Dieci anni dopo siamo qui a tirare le somme, dopo più di 250 pagine di fumetto e una storia tutta particolare che sta arrivando alla sua epica conclusione.
La più grande difficoltà in questi lunghi anni.
Qual è stato il più grande scoglio che ho dovuto aggirare (per non dire “mi sono dovuto aggrappare con tutte le mie forze”)?
Non la costanza, perché sono una macchina produttiva che si prende pochissimi momenti di svago. Non la motivazione, perché ho sempre creduto in quello che faccio, anche quando nessuno pensava che ci sarei riuscito.
Il più grande ostacolo è stata la gestione delle frustrazioni e delle delusioni. Perché quando dedichi tutto te stesso a una cosa per anni e attorno a te trovi solo indifferenza, ti devi per forza di cose confrontare con una domanda: perché diavolo lo sto facendo? Ha senso che vada avanti anche se a quasi nessuno importa?
La risposta a questa domanda esistenziale crea la differenza tra un amatore e un fumettista serio. La mia personale risposta è stata che tutta questa fatica la stavo facendo e l’ho fatta principalmente per me stesso. Non devo infatti dire grazie proprio a nessuno se non alla mia testaccia dura.
Non posso però ignorare che tantissime volte mi sono lasciato sopraffare dallo sconforto: è fisiologico, d’altronde siamo esseri umani. In molti casi è bastato andare nel letto e farsi una bella dormita di più di nove ore. C’è stato un momento, subito dopo il Covid, che sono andato letteralmente in burnout e ho mollato Futura per più di sei mesi. Avevo bisogno solo di una pausa, nient’altro. Infatti poi la voglia ha bussato e poi sfondato la porta, e da quel momento non mi sono più fermato.
In dieci anni anche la storia cambia.
Sarei un incredibile bugiardo se dicessi che la storia era esattamente questa già dieci anni fa.
In realtà, come tanti progetti autoriali, Futura era nato per finire entro poco, al massimo un centinaio di pagine. Poi subentra qualcosa, mentre scrivi e disegni, che ti porta a pensare “ma se aggiungessi questo particolare qui?”, “ma se questo personaggio facesse questa cosa qua?”…
Insomma, quando si è soli e si ha libertà quasi completa la voglia di aggiungere cose e particolari è tanta. Eppure uno scrittore professionista e intelligente sa dove fermarsi e come poi sbrogliare tutti i nodi prima che arrivino al pettine. Nel mio caso mi sono fermato giusto in tempo, perché arrivare a otto numeri (e quindi un totale di più di trecento pagine) era veramente il limite massimo di sviluppo che mi sarei mai potuto permettere, almeno riuscendo a disegnare solo la sera e nei weekend.
Dall’online all’autopubblicazione, una transizione travagliata.
Come dicevo, all’inizio pubblicavo pagina con pagina sul mio blog.
Il formato americano (17x26cm) l’ho scelto proprio per la sua forma molto verticale, adattissima alla lettura su schermo (allora gli smartphone c’erano ma non era ancora così agevole leggere fumetti). Questo metodo, nella mia ignoranza e ingenuità, non mi ha permesso di calcolare moltissime cose che poi avrebbero avuto conseguenze nella fase di stampa.
In primo luogo il formato americano è standard in America, non in Europa. In UE e quindi anche in Italia il nostro formato stampa classico è l’A4, ossia 21×29,7cm. Significa che quando stampo per il formato americano c’è un abbondante spreco di carta inutilizzata che però va pagata, e quindi il costo di stampa aumenta.
In secondo luogo pubblicare online, e quindi facendo capitoli potenzialmente infiniti, non prendeva in considerazione una lunghezza di sceneggiatura che potesse starci in albi da 24 o 48 pagine. Ho dovuto un po’ penare all’inizio cercando la foliatura giusta per impaginare i capitoli di Futura-parte 1, e alla fine il compromesso è stato quello di dividere in 3 albi (futura #1,#2 e 3#), anche se l’idea originale era dividerla in 4 parti.
Ora che so come stampare e impaginare il problema non sussiste più, ma se lo avessi saputo prima avrei risparmiato un sacco di tempo in pianificazione intelligente.
Com’è cambiato il mondo del fumetto nel frattempo.
Mentre mi dedicavo nella mia cameretta e poi nella mia casa nel comporre Futura, anche il mondo del fumetto all’esterno cambiava radicalmente.
Quando ho cominciato a scrivere e a disegnare il primo capitolo c’era un’esplosione di fumetti digitali, principalmente su blog personali (chi si ricorda di Tumblr? Esiste ancora?), oppure come strip o piccoli fumetti su Facebook (Instagram c’era ma veniva usato ancora poco), oppure ancora i più audaci si stavano lanciando su piattaforme di auto-finanziamento come Patreon. Questo è stato il motivo per cui decisi di pubblicare su un blog personale.
Eppure ora le cose non sono più così. Chi pubblica su Instagram lo fa facendo piccole strip dall’alto impatto per avere più conversioni possibili, la pubblicazione su siti o blog proprietari è ormai scomparsa, e si comincia a percepire anche il declino di piattaforme come Patreon e affini (mentre il metodo crowdfunding è ancora molto popolare).
D’altro canto le fiere del settore sono aumentate a dismisura. E ciò sarebbe un bene, se non fosse che alla maggior parte di queste non interessa nulla del fumetto, peggio che peggio di quello indipendente. Ormai siamo assediati da festival in cui youtuber, influencer e opinionisti hanno molto più spazio di chi i fumetti li fa per davvero, questi ultimi spesso relegati in “Artist Alley” o “Self Area” pieni di banchetti di adesivi, portachiavi, illustrazioni di anime famosi e, ancora peggio, gentaglia che fa le cose con l’IA.
Per dare un po’ di speranza al mondo, in questi ultimi anni sono però aumentati i servizi di vendita e spedizione online. Ormai è pieno ovunque di locker dove spedire e ritirare pacchi in comodità, e anche i servizi di vendita/acquisto, soprattutto su siti proprietari, sono diventati più accessibili ed economici. L’unico che è rimasto indietro è, come ovvio, lo stato italiano, il quale non riesce ancora a capire la differenza tra chi fa un fumetto autoprodotto e lo vende online da chi importa ciabatte dalla Cina e li vende facendo dropshipping. Ma questa è un’altra storia, e andrà raccontata un’altra volta.
Quello che mi ha permesso di stare a galla così tanto tempo.
”Se non credi in te stesso, chi ci crederà?” diceva un giovanissimo Kobe Bryant in uno spot dell’Adidas nel ‘98. E dopo tanti anni credo che sia l’unico attributo mentale che valga davvero la pena di allenare.
Se non pensi che la tua storia sia una vera e propria bomba, se non ti confronti costantemente con i grandi fumettisti del presente (e soprattutto le leggende del passato) pensando di raggiungerli o addirittura superarli, e se non credi che il tuo progetto possa dare un pesante scossone nell’editoria e nel modo di fare fumetti in Italia, allora non andrai da nessuna parte.
Come si fa ad avere un assetto mentale del genere? No, nessun mantra da fuffaguri del pensiero positivo da recitare all’alba nella posizione del loto. L’unico metodo che funziona davvero è rafforzare e potenziare costantemente le basi tecniche. Tradotto: studiare, studiare, studiare, finché le cose non emergono in automatico. D’altronde lo ripete da secoli anche Miyamoto Musashi ne “Il Libro dei Cinque Anelli”: dare il massimo negli allenamenti per avere la mente vuota nel combattimento. La mente è più lenta dell’istinto: se pensi ogni volta a cosa devi fare… sei morto.
E il post Futura?
Futura terminerà l’anno prossimo, e questo è quanto.
Poi mi prenderò un bell’anno sabbatico per rilassarmi e pensarAH-AH-AH!
…
Lo sappiamo tutti che mi infognerò immediatamente nel prossimo, lungo, epico progetto che mi frulla in testa da molti anni ormai. Sicuramente mi prenderò quell’anno di cui sopra per rifinire tutti i dettagli, fare ricerca e studi preliminari. L’unica cosa che posso dirti è che abbandoniamo (…per ora, NdC) la fantascienza per uno storico, un periodo molto ignorato dalla narrativa ma che nasconde delle storie straordinarie. Comunque è ancora troppo presto per parlarne, ci riaggiorneremo quando sarà il momento.
Tanti auguri Lawrence Mason.
Sono passati dieci anni, eppure siamo ancora qui, nonostante tutto. E per di più siamo anche in fase di arrivo.
Avrei voluto festeggiare in grande e creare qualcosa di adatto all’evento, ma purtroppo non ho avuto le energie mentali per organizzare qualcosa. Tutte le mie forze sono dirette nel finire i numeri 7 e 8 nei tempi stabiliti.
E allora sì che festeggeremo alla grande!
Per il momento posso solo dirti che sono eccitato all’idea che tra poco potrai leggere il finale di questa storia. E sono sicuro che ti strapperai i capelli. E se sei uno di quei 44,37% che in Italia soffrono di calvizie, allora sono sicuro che ti strapperai altri tipi di peli.
Manderemo al lastrico gli estetisti con il finale di Futura, te lo garantisco.
A presto,
Leo.
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