Questo contenuto fa parte della rubrica Colate Detritiche, ed è stato originariamente inviato agli iscritti alla newsletter il 10/06/2026.
Ho messo alla prova Gemini… e non l’ha superata.
Sono sempre stato un animale curioso.
Negli ultimi anni i dibattiti e le critiche sull’intelligenza artificiale sono diventati l’ordine del giorno. Da una parte ci sono gli spaventati (li chiameremo i RagazziFrigna.1.0) che tramite esposizioni arzigogolate e supercazzole intellettualoidi cercano di fare del sano luddismo. Dall’altra abbiamo gli esaltati (che chiameremo i “CheBuonaLaSuaMe**aSignorPresidente”), esseri euforici che, al pari di una nazione post-puritana di nostra conoscenza, pensano che questa tecnologia sarà la seconda venuta di Cristo con tanto di purificazione morale in scala ecumenica.
Il signor Leonardo qui presente fa parte di una strana categoria (che qui chiameremo “i RompiCoglioni”) che guarda con disprezzo i due macrogreggi sopra citati e ha l’ardire di usare la sua testa per avere una propria opinione.
Così, per curiosità accademica, ho deciso di mettere alla prova l’intelligenza artificiale di nome Gemini dandole in pasto due immagini iconiche di Futura (non farete fatica a riconoscerle). La richiesta era alquanto semplice: rendimi queste due immagini ultra-realistiche. Ecco il risultato:
Non giriamoci attorno: il risultato è DISTURBANTE.
Analizziamole però con lente tecnica. Le due immagini sì, sono molto nitide e realistiche, ma incredibilmente fiacche. Le originali, invece, (con le dovute sintesi artistiche), sono molto più funzionali e armoniche. Come mai?
La risposta, se ancora qualcuno avesse ancora qualche dubbio, è che il processo artistico è un processo di sintesi dell’immagine. L’artista è in grado di sottrarre “rumore” di fondo per rendere armonica, leggibile e immediata la lettura dei segni. In parole povere, l’artista SCEGLIE consapevolmente cosa sottrarre e cosa inserire sulla base di ciò che vede, la sua esperienza e il suo estro visivo.
Visto che, oltre al gruppo rompicoglioni, sono anche iscritto alla bastardaggine fun club, ho chiesto direttamente a Gemini risposte in questo senso. Può davvero la macchina sostituire l’artista?
La sua risposta è stata decisa: può avvicinarsi molto, ma non potrà mai sostituirlo.
L’intelligenza artificiale si fonda sulla statistica. Più vasto e corposo è il suo archivio, più è in grado di creare approssimazioni realistiche basate sulle informazioni raccolte. Ed è per questo che il suo punto forte sono le immagini ultra-realistiche. Il realismo è un continuo rumore di fondo che si fonda su gradienti, continui cambi di colore e pochissime linee nette. In soldoni, più un’immagine è complessa, più è facile per un’intelligenza artificiale riprodurla. Questo perché il computer prenderà un campione più o meno vasto di immagini simili, guarderà quali sono i punti in comune su base statistica e riempirà i vuoti secondo logica. Fine.
Discorso completamente diverso per quanto riguarda immagini elaborate da un essere umano. Un artista abbiamo detto che agisce per sottrazione: elimina il rumore di fondo e SCEGLIE CONSAPEVOLMENTE cosa mantenere e cosa no nell’immagine. Qual è la logica con cui fa queste operazioni? Diciamo la verità, anche se esistono delle chiare linee guida basate sullo studio e sull’osservazione, un artista fa una scelta prettamente arbitraria. Usa il suo estro, la sua sensibilità, lo stato mentale del momento. Per un’IA tutto questo è inconcepibile.
Una linea netta, il contorno a china di una figura, per l’IA non ha semplicemente senso. Una campitura monocromatica per l’IA è un vuoto di sistema da colmare il prima possibile.
Dopo qualche bicchiere Gemini mi ha rivelato che in realtà il suo programma sta venendo continuamente aggiornato per aiutarla a capire e creare immagini sintetiche basate su linee e campiture, e prima o poi diventerà sempre più brava. Eppure ha voluto ribadire che il risultato sarà solamente a titolo statistico. Non potrà mai scegliere deliberatamente di creare un’immagine “fumettosa”, e sapete perché? Perché non è in grado di prendere delle decisioni arbitrarie. E non potrà MAI farlo se non resettando fino alla radice il suo programma e creando un software completamente differente.
Senza girarci troppo attorno, perché l’intelligenza possa ragionare e prendere decisioni come noi, dovrebbe avere una matrice basata non sulla statistica, ma sulla consapevolezza simbolica. Citando testualmente, “Invece di nutrire la macchina con miliardi di immagini per farle indovinare l’aspetto di un tavolo, bisognerebbe programmare un’AI capace di:
- Comprendere il mondo fisico e concettuale: Sapere cos’è la gravità, il peso, il sacrificio, il metallo, il tempo.
- Sviluppare un pensiero astratto cosciente: Avere la capacità di decidere autonomamente di voler “sintetizzare” un concetto in una singola linea per generare una reazione specifica in un essere umano.”
Quanto siamo lontani da questo? Anni luce.
Attualmente ci sono solo alcuni prototipi di laboratorio che stanno cercando di capire come insegnare i concetti neuro-simbolici alle macchine. Il grosso problema è che non sappiamo nemmeno noi cosa sono i simboli e come riusciamo a interpretarli, e fa molto ridere il fatto che qualcuno stia cercando di insegnarlo a un qualcosa. Sarebbe come creare un corso per piloti di caccia stellari solo perché li si è visti in Star Wars.
Per concludere, chi è davvero che dovrebbe avere paura dell’IA, e chi invece può dormire sonni tranquilli?
La risposta esatta è: chiunque si stia già comportando come un robot. Chi insegue i trend del momento, chi crea determinati fumetti perché “sono quelli che vanno adesso”, chi ha costruito la propria carriera perché “è il clone di Tal Dei Tali”, chi crea contenuti per fare felice l’algoritmo e chi fa copia e incolla di altri brand per crearsene uno proprio.
Insomma, chi adesso crea e produce MERDA trita e ritrita.
Sono un fumettista indipendente. Il mio lavoro è proprio quello di stare alla larga dal mainstream e dal già visto, anche a costo di rimanere invisibile. Il mio compito è quello di scandagliare i fondali mai esplorati o pianeti così lontani, alla ricerca di cose mai viste.
Secondo voi un’IA può arrivare al mio stesso risultato facendo solo una media tra gli artisti che ho descritto sopra?
Alla prossima,
Leo.
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