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Futura #6 è in post-produzione.

Signori, signore e robots,
il numero #6 di Futura è entrato ufficialmente in post-produzione. La forgia di LP Studio ha lavorato a pieno regime per creare tutte le tavole che formeranno il numero completo. Ora devo temprarle e martellarle finché sono calde perché prendano la giusta forma.

Il numero #6 è ancora grezzo per ottenere il sigillo di garanzia. Prima di tutto devo scolpire la copertina definitiva e (per quanto riguarda il cartaceo) le pagine di complemento interne. La copertina sarà un condensato dell’anima stessa del numero, puro metallo incandescente appena estruso dalla forgia.

Una volta terminato questo processo eseguirò il montaggio definitivo pre-stampa e il rilascio della versione digitale su GlobalComix.

Il magma ribollente della fucina deve essere alimentato. I lavori sui prossimi numeri ripartiranno subito frenetici: la fine è vicina. Il numero 7 sarà il cuore della battaglia di Futura, mentre l’8 sancirà con grande boato questa storia iniziata quasi 10 anni fa.

Resta vigile e unisciti a me iscrivendoti alla newsletter: saprai quando Futura #6 sarà pronto per la stampa e potrai reclamare la tua copia.

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anteprima della pagina 36 del sesto numero di Futura
la prima tavola del capitolo 20 di futura
una porzione di pagina 29 del sesto numero di futura

La mostra su Guido Crepax al museo Santa Giulia di Brescia – impressioni.

La locandina della mostra su Guido Crepax a Brescia

Al museo di Santa Giulia a Brescia è in corso la mostra di una delle più grandi personalità del fumetto italiano. Stiamo parlando di Guido Crepax, straordinario artista e grafico che ha dato vita al personaggio di Valentina, diventata un’icona sexy del fumetto erotico ma anche di emancipazione femminile.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 15 febbraio 2026, ma a causa di impegni vari sono riuscito a vederla soltanto ora.

Va da sé che è davvero impossibile non conoscere la personalità di Crepax, e anche se fosse è altrettanto impossibile non aver mai sentito parlare di Valentina, di cui è ovviamente la protagonista assoluta. Il personaggio viene celebrato in molte delle sue sfaccettature, una figura iconica che ha accompagnato gran parte della carriera dell’artista, sia come musa ispiratrice che come alter-ego.

All’interno della mostra ci sono una moltitudine di tavole originali, tra cui inediti, tavole abbozzate e pannelli pubblicitari, ma non solo. Interessante è anche il lato giocoso di Crepax: all’interno delle stanze ci sono molti “giochi da tavolo” creati dall’artista stesso, partendo dai giochi creati appositamente per intrattenere ospiti e amici (dei veri diorami come la battaglia di Solferino, il gioco sulla boxe e la formula 1), fino ai giochi dell’oca con protagonista Valentina e le sue particolari vicissitudini .

Un “MA” grande come una casa.

In tutto questo manca una parte fondamentale della sfera artistica di Crepax: la sessualità.

La mostra sfiora appena la sfera sessuale dell’artista, a volte citandola ma senza di fatto mostrarla. Eppure l’erotismo è una componente cardine di Crepax. Valentina e le altre protagoniste vivono il sesso non come un tabù o come sfogo carnale (la sessualizzazione come performance o per creare desiderio come la pornografia contemporanea), ma come gioco e svago. Come abbiamo già citato, il gioco in Crepax è un ingrediente fondamentale. E che cos’è il sesso se non un gioco in cui lasciarsi andare, senza regole se non quelle che decide chi si abbandona al piacere? Questa è la poetica più profonda di Crepax. La nudità e l’erotismo non hanno l’intenzione di giudicare, né vogliono essere giudicate. Solo solo un gioco, nient’altro.

Il fatto che la mostra abbia deciso di oscurare (censurare?) questo elemento fondamentale lascia quanto meno perplessi. Una scelta politica per non ricevere critiche? Una mancanza di approfondimento sul personaggio/artista? “Salviamo i bambini?”

In conclusione, la mostra merita sicuramente di essere vista per celebrare uno degli artisti più eccentrici e iconici del fumetto nostrano, ma la mancanza della sfera sessuale ed erotica fa storcere un po’ il naso.

L’ennesima occasione mancata? Chi può dirlo. Alla fine, come per tutti i grandi fumettisti, sono le loro opere a dire la verità.

Colate detritiche #2: Il KAIZEN spiegato ai fighetti.

immagine dell'articolo sul concetto di kaizen.

La seconda newsletter di LP Studio affronta il tema del Kaizen, una parola giapponese che significa “miglioramento continuo“, che permea la quotidianità economica, industriale e finanziaria del paese nipponico.

E noi occidentali come siamo messi? Abbiamo ancora noi una filosofia del genere nel nostro favoloso (sigh) mondo capitalistico? Oppure siamo in balìa dei fighetti che vogliono solo fare soldi?

Non devi fare altro che leggere l’articolo completo cliccando qui. Se non sei ancora iscritto a questa MERAVIGLIOSA newsletter, allora rimediamo subito!

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Corto Maltese – Corte Sconta detta Arcana.

Ultimamente mi sono imbattuto una nuova edizione di Corte Sconta detta Arcana, leggendario fumetto di Hugo Pratt sul marinaio più famoso dei fumetti.
Inutile dirvi chi è Pratt e chi è Corto Maltese: sebbene non abbia mai letto molto di questo personaggio, Una Ballata del Mare Salato rimane una delle grandi graphic novel (e che cavolo, una delle migliori narrative) italiane.
Corte Sconta detta Arcana mi ha sempre affascinato per tanti motivi.
Uno: è un’avventura di stampo classico, ma con quella ricerca storica molto dettagliata come Hugo Pratt riusciva a ricreare. Due: la lotta intestina Russa tra bolscevichi e zaristi (quest’ultima fazione impersonata nel fumetto da Roman von Ungern-Sternberg), ma non solo. In sottofondo c’è l’eco della guerra russo-nipponica e la rivalsa mancese (e cinese), che emerge nei dialoghi, nei pensieri e nelle azioni dei personaggi.
Il tutto ovviamente imbastito con i disegni essenziali ma espressivi di Hugo Pratt, maestro della linea e della narrazione.
Insomma, se in libreria nel reparto fumetti vi imbatteste in questa edizione di Corte Sconta detta Arcana, io ve la consiglio vivamente.
Se poi, peggio ancora, non avete mai letto nulla di Corto Maltese, beh, allora la faccenda si fa obbligatoria.

Colate Detritiche – la newsletter che sconquassa.

La copertina ufficiale di Colate Detritiche, la newsletter di LP Studio

La nuova, nuovissima newsletter di LP STUDIO è ufficialmente partita.

Si chiama COLATE DETRITICHE e sarà esattamente ciò che promette: una valanga di idee collaterali e fuori dall’ordinario che travolgeranno le menti dei lettori più ispirati.

Si parlerà di fantascienza, editoria, fumetti, comunicazione, questa volta però con un focus più profondo e filosofico. Non adatto ad analfabeti funzionali e deboli di sinapsi insomma.

Potete scoprire qualcosa di più nella pagina dedicata, oppure per i più impazienti ecco il form dove iscriversi:

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A caldo: Star Trek – Strange New Worlds (stagione 3)

la locandina della terza stagione di Star Trek Strange New Worlds

   Ok, ormai chi mi conosce sa che da qualche anno a questa parte sono diventato un trekker, nomignolo amabile affibbiato a chi segue con particolare dedizione l’universo fantascientifico (molto fanta, qualche volta scientifico) creato da Gene Roddenberry.

Avevo già realizzato un video youtube in cui presentavo e parlavo di Strange New Worlds, una sorta di prequel della serie classica (quella di Spock e Kirk, per intenderci) con protagonista il famoso capitano Pike.

Ebbene, seppur partita molto bene (la stagione 1 faceva presagire grandi cose), pian piano questa serie si sta abbassando al livello di “fantasy alla D&D ambientata nell’universo di Star Trek“. Quando le puntate cazzare ed eccessivamente ironiche diventano predominanti rispetto all’esplorazione, le stranezze del cosmo e mirabilie scientifiche, è chiaro che abbiamo un grosso problema di fondo.

Se questo è il futuro di Star Trek, ossia un ritorno al passato in salsa “Avenger assembled” , eccessivamente frivolo e senza inventare praticamente nulla (grossissimo problema se tratti argomenti “fantastici”, e diciamolo, scritto in maniera davvero banalotta), allora possiamo stare freschi.

E per favore, qualcuno dica a Alex Kurtzman che forse sarebbe meglio darsi ad altro.

5 anni di promozione attiva: cosa ho imparato e cosa… no.

   Sono passati cinque anni da quando ufficialmente mi sono buttato nel mondo della promozione dei fumetti. Nel covidissimo 2020 ho infatti aperto il mio sito web (ossia questo n.d.c.), stampato il primo numero di Futura, fatto la mia prima fiera… Insomma, ho cominciato a fare quella che in gergo viene chiamata “promozione attiva“.

Di acqua sotto i ponti ne è passata, e in questi anni ne ho provate di cotte e di crude: newsletter, strategie da social network, ho aperto un canale youtube, fatto un bel po’ di fiere, manifestazioni ed eventi… Ed è giunto anche il momento di tirare un po’ le somme. Vedere cosa ha funzionato, cosa invece è stato solo un enorme spreco di tempo, e cosa potrebbe essere interessante per il futuro.

Ho scritto quindi un bell’articolone in cui racconto tutto questo e tanto altro. Lo trovate cliccando sul bottoncione qua sotto. Buona lettura!

Vai all’articoloForward Forward

Recensione: “Nella Quarta Dimensione” (il Problema dei Tre Corpi)

il terzo libro della trilogia "il problema dei tre corpi"

   “…E il vincitore del premio Felicità & Ottimismo va a… Liu Cixin con il Problema dei Tre Corpi! Complimenti!”
   Tutta la sala esplode in un boato di ammirazione. Gli applausi scrosciano dalla platea, con le persone in piedi alla ricerca del fortunato scrittore. Dopo qualche minuto, però, l’emozione cala e al suo posto si alza un brusìo perplesso.
   “…Signor Cixin, prego, venga sul palco a ritirare il premio”, ribadisce il presentatore, cercando qualcuno tra le innumerevoli facce nel teatro.
   Nessuno si muove e in poco tempo la sala si ammutolisce del tutto.
   All’improvviso un faro illumina il posto 13a in 26° fila. Seduto, piuttosto stranito, un pallido Liu Cixin si copre gli occhi con la mano.
   “Signor Cixin, prego! Congratulazioni! Venga, venga!”
   Lo scrittore si guarda attorno. Poi si alza lentamente dal suo posto, stringe la mano sudata a tutte le persone della fila e si avvia con passo incerto verso il palco.
   “Complimenti, signor Cixin, complimenti!”, lo omaggia il presentatore. “Cosa ci dice, è emozionato?”
   Lui Cixin rimane immobile con la bocca spalancata come un pesce rosso quando, dal sacchetto di plastica del Luna Park dove è cresciuto, si ritrova nell’acquario della sala d’attesa di un centro massaggi asiatico. “…Perché? Perché proprio a me?”, domanda.
   Il presentatore si mette a ridere. “Beh, perché Lei ha scritto un grandissimo romanzo di fantascienza, che diamine! Dovrebbe esserne orgoglioso!”
   Liu Cixin non risponde.
   “Un applauso al nostro timido scrittore!”, cerca di rinvigorire l’atmosfera il presentatore. “Ha già in mente un modo per festeggiare?”.
   “Vorrei tornare a casa… Nella mia casetta tra le montagne…davanti al fuoco. Con la mia famiglia”.
   Nessuno parla.
   “Un nobile modo, davvero!”. Il presentatore alza il braccio di Cixin in modo trionfale: “Il nostro scrittore! Complimenti, un applauso!”. Dalla platea gli spettatori battono le mani a lungo, ma senza troppo entusiasmo. “Complimenti ancora, signor Cixin, spero di vederla presto!”.
   Liu Cixin fa una smorfia contrariata. “Non saprei… Ci vedremo ancora? No… Io credo di no.”.
   Il presentatore rimane perplesso mentre osserva lo scrittore allontanarsi lentamente dal palco. Poi improvvisamente Cixin si porta le mani alle orecchie: “Fate troppo rumore! Fate troppo rumore!”. Si avvicina a una signora in prima fila e le ruba la mantellina nera, che si mette prontamente addosso per nascondersi dagli sguardi increduli del pubblico. “Ci troveranno! L’universo è un posto orribile!”, sbraita terrorizzato.
   Prima che la sicurezza riesca a raggiungerlo Liu Cixin sta già correndo verso l’uscita. “Orribile!”, urla ancora, prima di sparire dietro le quinte.

   Qualche mezz’ora più tardi il presentatore bussa a un anonimo armadietto dello spogliatoio del corpo di danza femminile.
   “Signor Cixin, signor Cixin…è qui dentro?”.
   Dopo un attimo di silenzio dall’armadietto proviene una flebile voce. “…Si è già formato un nuovo universo?”
   “Signor Cixin, ci sono qui sua moglie e sua figlia che vogliono parlare con lei…”
   “No!” La voce dall’armadietto si fa improvvisamente grave. “Hanno già una mia fotografia bidimensionale, non mi avranno mai intero! Andate via! VIA!”.
   Il presentatore si alza sconsolato e guarda verso le due donne che aspettano sull’uscio del camerino. “Mi dispiace. C’è qualcos’altro che posso fare per voi?”
   La donna più grande, una bella signora di mezz’età dallo sguardo malinconico, alza le spalle e fa un lungo sospiro. “Grazie per il tempo che ci ha dedicato, le siamo riconoscenti.”
   “Potete rimanere quanto volete, per noi non ci sono problemi.” Il presentatore guarda ancora verso l’armadietto e scuote la testa. “Mio cognato conosce un ottimo psicologo. Posso darle il numero se vuole, ormai questo genere di disturbi vengono curati molto bene”.
   “La ringrazio, ma ormai è troppo tardi.” La donna prende tra le mani il volto della figlia, le bacia la fronte e insieme si dirigono verso il corridoio. “Solo…” Si volta e guarda a terra, timida. “..Lo tenga nascosto, dietro qualche grosso mobile. Lontano dalle fonti di luce, se possibile.”
   Il presentatore rimane un attimo sconcertato per l’assurdità della richiesta. Dopo di che fa un cenno con la testa.
   “Vieni, bambina.. Sarà meglio ibernarci finché tuo padre non sarà guarito… O finché non avranno inventato qualche cura.” I passi sordi del tacco 5 della donna si fanno sempre più lontani, finché non rimbomba nel teatro ormai vuoto la porta dell’uscita antipanico.

Recensioni a caldo – “Warfare: Tempo di Guerra”

la locandina di warfare, tempo di guerra

Reduci dal loro ultimo film “Civil War“, uno spaccato fanta-politico in degli Stati Uniti dilaniati da una guerra civile (che, a dirla tutta, non mi ha fatto impazzire), il duo Alex Garland e Ray Mendoza tornano sul grande schermo con un film di guerra secco e brutale.

Ambientato nella guerra in Iraq nel 2006, il film parla della sfortunata situazione in cui una squadra di Navy SEAL si ritrova durante un’operazione di supporto. E il bello di questo film è che sono 90 minuti reali, in scala 1:1 di eventi che sono realmente accaduti.

Per dirla in breve, ci troviamo di fronte a quello che sembra più un documentario che un film. Secco, realistico, nudo, crudo… Tutto è così palpabile da risultare quasi straniante. Senza clichè, senza le solite frasi stupide che si dicono in altri film di guerra di serie B.

Ed è appunto questo il problema: essendo una ricostruzione realistica al limite del maniacale, Warfare risulta quasi asettico, vuoto. Si esce dalla sala storditi, con ancora quella maledetta esplosione e quelle urla che ti rimbombano nel cervello, ma nulla di più. E, forse, è anche questo il suo bello.

Consiglio vivamente di vederlo in una sala con un ottimo impianto audio, perché il montaggio sonoro è eccezionale. Se però cercate un film di guerra che abbia anche una qualche finalità morale, politica, geopolitica o filosofica, questo non è il caso. Warfare vi prende e vi catapulta in un campo di battaglia crudo e realistico, ma alla fine con uno schiocco di dita vi rimanda alla vostra vita di tutti i giorni. Nulla di più.

Consigli di lettura.

Era da un po’ che ne sentivo parlare, e specialmente nell’ultimo periodo con la trasposizione fatta da Netflix. Recensioni entusiaste, folle in delirio…

Mi sono avvicinato a “Il Problema dei Tre Corpi” con fare curioso. Finalmente una fantascienza che esce dai dettami filo-americani, una visione orientale di quello che potrebbe essere una fantascienza senza le stelle e le strisce. E devo dire, signori, che ne vale davvero la pena.

Degli scienziati iniziano a sparire, molti si suicidano. Ad alcuni compare un conto alla rovescia direttamente nell’occhio, e c’è uno strano videogioco in realtà virtuale dove si deve fare evolvere la propria civiltà a cataclismi del tutto casuali…

Questa è la premessa del “Il Problema dei Tre Corpi“, il primo romanzo della trilogia di Cixin Liu (in Italia IPDTC è il titolo sia del primo romanzo che della trilogia. La trilogia in realtà si intitola “Memoria del Passato della Terra“). Ma il bello non è questo: è che il primo romanzo è esso stesso una lunghissima premessa che porta direttamente al secondo, decisamente molto più esaltante.

Ho appena terminato di leggere, “La Materia del Cosmo“, il secondo della trilogia, e sono rimasto quasi estasiato. Volendo la lettura potrebbe finire qui, perché la storia praticamente si conclude, ed è per questo che ho paura di cominciare a leggere il terzo. Si limiterà ad essere un buon sequel? Oppure la storia non era davvero finita e tutto verrà rimesso in discussione?

Con la serie tv per ora non voglio avere alcun rapporto, ma se non sapete cosa leggere sotto l’ombrellone o in queste settimane di ferie, beh… un corposo consiglio ve l’ho dato.

Anzi, tre.

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Vuoi chiedermi qualcosa? Hai un dubbio, una perplessità latente? Vuoi solo rompere le scatole? Coraggio, non avere paura…

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