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la copertina della puntata di Colate Detritiche su Il Problema dei Tre Corpi

Il Problema dei Tre Corpi di CiXin Liu spiega esattamente il presente in cui viviamo.

Questo contenuto fa parte della rubrica Colate Detritiche, ed è stato originariamente inviato agli iscritti alla newsletter il 07/10/2025.

Si dice che la fantascienza sia il riflesso dei tempi in cui l’autore ha vissuto.

In effetti il concetto di fantascienza è variato moltissimo negli anni, e ad oggi non sappiamo più nemmeno che cosa rientri nella categoria e cosa no.

Da Frankenstein di Mary Shelley a Interstellar ne sono passate di comete nelle nebulose. Dalle mirabilie scientifiche di fine ‘800 che hanno affascinato così tanto Jules Verne siamo passati dal terrore della tecnologia e dell’invasione (La guerra dei mondi, La nube purpurea). Il militarismo positivo post seconda guerra mondiale (Fanteria dello spazio) ha poi ceduto il posto alla scoperta di strani, nuovi mondi (Star Trek). Poi la realtà si è fatta prepotente. Blade Runner, Interceptor (Mad Max per gli amici) si sono fatti portabandiera di un’angoscia generazionale di cui Bill Gates e Steve Jobs ne sono stati i magnati più terribili, quella rivoluzione digitale il cui riverbero si percepisce ancora (il filone Cypberpunk, Matrix).

Ovviamente ne abbiamo citati i più rappresentativi, c’è tutto un universo fatto di sfumature, sottogeneri più o meno pertinenti. Tutta questa lunga digressione è servita solo per introdurre la domanda a cui voglio cercare di dare una risposta: in che razza di mondo viviamo oggi? Se dobbiamo usare il metodo con cui ho aperto questa riflessione, ossia che la fantascienza è il riflesso dei tempi in cui viene scritta, allora viviamo in un mondo… terrificante.

Il Problema dei Tre Corpi.

Il libro di fantascienza che prendo in esame oggi è Il Problema dei Tre Corpi di CiXin Liu.

“Obiezione, vostro onore! Il libro sopracitato è del 2006 e non può essere rappresentativo degli anni 10 e 20 del XXI secolo!”

I più scaltri noteranno che tra Matrix (1999) e Il Problema dei Tre Corpi (per gli amici d’ora in poi sarà IPDTC) sono passati solo sei anni. Ed errano: perché Matrix appartiene al filone Cyberpunk inaugurato nel 1984 da William Gibson con il suo Neuromante. Matrix (il cui nome è la famosa “matrice” che nei romanzi di Gibson sta alla base del cyberspazio) è l’ultimo rigurgito degli anni ‘80 insieme anche alla grande animazione giapponese (citofonare a Otomo con Akira e Masamune Sirow con Ghost in the Shell). E qui capiamo un’altra verità fantascientifica: le pachidermiche produzioni holliwoodiane tra film e serie tv arrivano sempre tardi. Non è un caso se stiamo parlando di IPDTC proprio adesso, adesso che ci hanno fatto pure una serie Netflix.

“Obiezione vostro onore! Anche se fosse vero… ecche c’azzecca?”

IPDTC ha ormai vent’anni, è vero. Con la velocità con cui galoppa la tecnologia, e considerato quello che abbiamo detto finora, dovrebbe essere concettualmente superato da un pezzo, giusto?

Vero, ma c’è un dettaglio non trascurabile: CiXin Liu è cinese. E questo cambia tutto.

La palese crisi dell’occidente.

Non nascondiamoci dietro foglie di fico, noi occidentali siamo ormai rimbecilliti dal post storicismo dilagante. La storia è finita, volemosse tutti bbene, dove andiamo a fare l’aperitivo sabato, ci arriveremo mai alla pensione? Siamo così rincretiniti dalle futilità che osserviamo il mondo di oggi con lo sguardo di chi si è appena svegliato dal riposino post pranzo. E che orrore, buon cielo! Gli umani vogliono ancora fare la guerra per cose inutili come la religione e il dominio di territori, proprio adesso che è uscito il nuovo film di DiCaprio.

Il rapporto che c’è tra occidente e Cina oggi è più o meno lo stesso che c’era nel 1961 tra occidente e Unione Sovietica. Solo che, mentre negli Stati Uniti Gene Roddenberry stava pensando se realizzare o no una serie televisiva su un’umanità positiva post americanista in cui tutti sono felici e lo spazio è l’ultima frontiera, in Polonia un certo Stanislav Lem pubblicava Solaris. Il positivismo e l’idea di pace perpetua in salsa occidentale cedeva il fianco a un racconto sovietico filosofico e introspettivo sull’identità, su ciò che è reale e quello che pensiamo lo sia davvero. Roba che sulle nostre battige sarebbe approdata giusto una ventina di anni dopo.

Il Problema dei Tre Corpi esercita su di noi il medesimo effetto. Ed è davvero interessante che lo stiamo scoprendo in massa ora, in piena crisi occidentale e nel trumpismo dilagante. E mentre il mondo ci prende a sberle per farci rinvenire alla triste realtà delle cose dopo aver respirato qualche allucinogeno di troppo, vent’anni fa il mondo cinese affrontava il mondo così com’è davvero.

Il terrore di esistere.

Non farò ovviamente spoiler riguardo alla trama del IPDTC, ma cercherò di parlarne solamente per sommi capi. I tempi principali sono comunque l’angoscia per un futuro incerto, l’attendismo di calamità paventate, l’impotenza nel reagire a cose molto più grandi di noi e l’ultima, forse la più importante verità: il panico e il terrore dell’essere umano quando si sente in trappola.

La potenza del racconto di CiXin Liu è quello di rispondere alla domanda “se come specie ci trovassimo davvero alle strette, come reagiremmo?”. Ed è qui che il millenario pragmatismo cinese emerge in tutta la sua grandezza. Nonostante l’autore si sia nutrito di fantascienza occidentale (non è un caso trovare continue citazioni bibliche nel romanzo, non tanto per appartenenza culturale ma proprio come riproduzione assimilata, quasi a scimmiottare le sue fonti letterarie) la mentalità sinica la fa da padrone, partendo proprio dai suoi personaggi principali. Il tutto viene imbastito partendo a concetti filosofici appartenenti alla filosofia della scienza, come la foresta oscura, la sopravvivenza nello spazio siderale e il problema della migrazione extrasolare.

Qui che arriviamo alla parte più interessante. Perché se negli ultimi 50 anni è la paura tecnologica ad averla fatta da padrona, partendo da Terminator fino al multiverso (apparentemente un incubo di natura Zuckemberghiana, in realtà ambientazione del romanzo post-cyberpunk Snow Crash di Neal Stephenson), nel IPDTC l’avanzamento tecnologico è l’unico punto fisso positivo di tutta la faccenda. L’umanità avanza, progredisce, trova sempre nuove strade per affrontare i problemi…

…peccato che questi si rivelino completamente inutili. Perché non c’è rimedio all’inevitabilità. Il succo del lavoro di CiXin Liu è proprio questo: il fatalismo nell’impotenza che suscita terrore e panico qualsiasi cosa si faccia. L’inevitabilità della tragedia e della fine, dove si dividono gli uomini: tra chi accetta il proprio destino e chi fugge inutilmente in preda al panico. Angoscia e disperazione contro assertività e consapevolezza.

Pulsioni  e angosce attuali.

Non è un caso che l’impotenza e lo stravolgersi degli eventi qualsiasi cosa si faccia sia al centro delle dinamiche sociali attuali. Lo vediamo dalla guerra in Ucraina, passando per la crisi mediorentale e arrivando alla (non ancora, per fortuna) crisi cinese su Taiwan e l’indopacifico. Con gli USA, fino ad ora la mamma chioccia dell’occidente e con vane pretese ecumeniche, che decidono di chiudersi a riccio e far pagare gabella a tutti gli antipatici che li circondano.

Ovviamente ILPTC non rappresenta al 100% la realtà e non pretende di anticipare il futuro, siamo chiari, ma ne incarna lo spirito e le pulsioni psicologiche di fondo. Il tutto predetto venti anni fa.

Al che sorge naturale la domanda: chi sta scrivendo adesso cose che proveremo e penseremo tra una ventina d’anni?

La risposta ovviamente è impossibile da dare. Forse c’è qualche scrittore sudafricano o indiano che sta già imbastendo il neo positivismo tenologico post crisi di inizio XXI secolo, ma la verità è che ora non lo sappiamo.

L’unica cosa che possiamo fare è superare questo momento turbolento legati all’albero maestro, con dei bei tappi di cera nelle orecchie, cercando di non cadere troppo nello sconforto…

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